
Dedico alcune righe al Mandala, che molto mi sta a cuore e che tanto è stato sdoganato col rischio di apparire una moda. Lo ripropongo, quale simbolo da conoscere e attività creativo-meditativa da intraprendere, ma prima vi spiego il perchè.
Mandala significa cerchio, ed anche centro, o cerchio magico. Di origine antica, ha una cornice circolare, comprende figure, luoghi, oggetti simbolici complessi e rappresenta l’universo fisico e psichico.
Nella struttura del mandala il centro rappresenta la sorgente della potenza del Creatore e il rito mandalico costituisce l’itinerario per raggiungerlo. Lungo questo percorso, gli aspetti frammentari dell’identità si ricompongono, raggiungendo una perfetta sintesi nell’identificazione col proprio nucleo divino.
Nel nostro tempo, e in questo momento in particolare, la sensazione di perdita del centro e di smarrimento di Se fa crescere un bisogno di sicurezza interiore, di una base psicologica d’appoggio più consistente e di trovare o ritrovare un centro di riferimento.
Jung, che introdusse il mandala nella psicologia occidentale, riteneva che la sola contemplazione di un mandala ispirasse la serenità e un senso di ritrovato ordine.
R. Turner, psichiatra statunitense, raccomanda il lavoro con i mandala soprattutto in quattro tipi di situazioni critiche:
1) Perdite particolarmente gravi
2) Profondi cambiamenti dei passaggi di età
3) Malattie che minacciano la vita
4) Emergenze spirituali
Che dite, in questo momento storico ne abbiamo?
(Con l’aiuto di “Il Mandala: uso psicologico ed educativo”, di Renzo Rossin)